Cornice grezza fai-da-te: come tingerla e rifinirla
Una cornice in legno grezzo è un punto di partenza. Quattro lati di legno naturale al grezzo, tagliati a 45° e giuntati: la sola cornice, e quello che ne esce dipende da te. È la cornice di chi vuole un colore tutto suo, di chi dipinge o restaura, di chi ama il legno nudo e vuole solo proteggerlo, di chi cerca un lavoro da fare con calma in un pomeriggio.
Questa guida spiega come rifinire una cornice in legno grezzo passo per passo: preparazione, tinte, oli e cere, smalti e tecniche decorative, fino alla doratura. E, alla fine, come scegliere fra un formato già pronto e una cornice su misura.
Perché partire dal legno grezzo
Una cornice finita in laboratorio arriva con il colore deciso da noi. Una cornice grezza arriva con il legno e basta, e questo apre tre possibilità in più rispetto a una cornice verniciata.
Il colore esatto che vuoi. Una tinta all'acqua si può mescolare, diluire, stendere in due passate diverse su due cornici da appendere vicine. Il campionario di un corniciaio, per quanto ampio, resta un campionario.
Il legno a vista. Tiglio e ayous, le essenze delle nostre cornici grezze, hanno una venatura fine e chiara. Con un olio o una cera trasparente restano così: un legno naturale che invecchia bene e si ripara con un altro passaggio di cera.
La libertà di sbagliare. Una cornice grezza si carteggia e si rifà. Una laccata no.
C'è anche un vantaggio pratico: la sola cornice pesa poco e viaggia bene. Vetro, opera e fondo li aggiungi dopo, quando la finitura è asciutta — e li scegli tu, come li scegli per qualsiasi cornice.
Preparare il legno: la parte che decide tutto
Ogni finitura viene bene solo su un legno preparato bene. Il grezzo che esce dal taglio ha una superficie leggermente ruvida, con la fibra sollevata negli angoli e qualche traccia di lavorazione: va livellato prima di toccare un colore.
Carteggiatura
Usa carta abrasiva a grana fine, 180 o 220, sempre nel senso della venatura. Movimenti trasversali lasciano graffi, e la tinta li evidenzia. Sui profili sagomati aiutati con un tampone morbido o con la carta piegata, per seguire il rilievo e conservarlo.
Gli angoli meritano attenzione: sono il punto in cui due pezzi di legno si incontrano con la fibra in direzioni diverse. Carteggia ciascun lato fino alla giunzione, fermandoti lì.
Pulizia
Dopo la carteggiatura togli la polvere con un panno appena umido o con un pennello asciutto. La polvere che resta finisce nella prima mano e la rende ruvida.
Il test della bagnatura (per le tinte)
Se prevedi una tinta all'acqua, passa prima sul legno un panno umido e lascia asciugare: l'acqua solleva la fibra. Ripassa leggermente con la grana 220 e togli la polvere. Così la tinta, che è a base acqua, troverà una superficie già «alzata» e la lascerà liscia.
Tinte e mordenti: valorizzare la venatura
Tingere e dipingere sono due cose diverse. La tinta entra nel legno e lo colora lasciando la venatura in vista; lo smalto, invece, la copre. Se ti piace il legno, la tinta è la strada.
Tinte all'acqua
Sono le più semplici da usare in casa: inodori, si diluiscono con acqua, si puliscono con acqua. Si stendono a pennello o con un panno, seguendo la venatura, e si asciugano in fretta.
Tre indicazioni pratiche:
- Prova sempre sul retro della cornice. Lo stesso colore cambia molto fra tiglio e ayous, e fra una mano e due.
- Meglio due mani leggere di una carica: la prima uniforma, la seconda dà il tono.
- Le testate assorbono di più. Negli angoli, dove il taglio a 45° espone la fibra di testa, il legno beve tinta e scurisce. Passa lì una mano più diluita, o tampona subito con un panno.
Mordente
Il mordente colora per reazione con il legno e dà toni più profondi e «da mobile antico». Richiede più cura nella stesura, perché le sovrapposizioni si vedono. Su un profilo piccolo è gestibile; su una sezione larga conviene lavorare un lato per volta, dall'inizio alla fine.
E dopo la tinta?
La tinta dà il colore; la protezione la dà lo strato successivo. Dopo l'asciugatura completa serve una finitura trasparente: cera, olio o una vernice all'acqua opaca o satinata, a seconda dell'effetto che vuoi. È quella che tiene la cornice pulita al tocco.
Olio e cera: la protezione naturale
Se vuoi il legno com'è, olio e cera sono la scelta più semplice e quella che si ripara meglio nel tempo.
Olio
L'olio (di lino cotto, di tung, o le miscele pronte per legno) penetra nella fibra e la nutre, scaldando leggermente il colore naturale. Si stende con un panno, si lascia agire pochi minuti e si toglie l'eccesso prima che asciughi: l'olio lasciato in superficie resta appiccicoso. Una seconda mano il giorno dopo chiude il lavoro.
Attenzione ai panni imbevuti di olio di lino: possono scaldarsi da soli mentre asciugano. Lasciali distesi all'aperto, ben aperti, fino a completa essiccazione.
Cera
La cera d'api o le cere in pasta per legno danno una superficie satinata, morbida al tatto. Si stende in strato sottile, si lascia riposare, si lucida con un panno di lana. È la finitura più «viva»: si consuma con gli anni e si rinnova con un'altra passata, direttamente sul legno.
Cera e olio si combinano bene: prima l'olio, poi — dopo qualche giorno — la cera come strato di finitura.
Tinta più cera
È la combinazione più usata sulle cornici: una tinta all'acqua per il colore, la cera per la protezione e la mano satinata. Rispetta i tempi di asciugatura della tinta, altrimenti la cera la solleva.
Smalti e tecniche decorative
Quando vuoi un colore pieno o un effetto materico, si passa allo smalto e alle tecniche che ci lavorano sopra.
Smalto all'acqua
Per una cornice colorata a tinta unita, uno smalto acrilico all'acqua è la scelta più pratica: copre bene, asciuga in poche ore, è inodore. Serve una mano di fondo (un primer per legno o lo stesso smalto molto diluito), una carteggiatura leggerissima con grana 320 quando è asciutto, e una o due mani di finitura. Il pennello piatto morbido lascia meno segni; sui profili sagomati un pennello tondo piccolo raggiunge le scanalature.
Shabby chic
L'effetto «consumato» si ottiene con due colori sovrapposti: un fondo scuro (o il legno tinto), una mano di smalto chiaro, e poi una carteggiatura mirata sugli spigoli e sui rilievi del profilo, dove il colore di sotto riaffiora. Una cera trasparente, o leggermente scura, fissa e ammorbidisce il risultato.
Decapé
Il decapé è una delle finiture del nostro catalogo, e si può riprodurre a mano: si stende una pasta o uno smalto chiaro molto diluito, si lascia per pochi minuti e si toglie l'eccesso con un panno contro la venatura, in modo che il colore resti solo nei pori. Sul tiglio, che ha pori fini, l'effetto è delicato; su un legno a poro più aperto è più marcato.
Preparazione alla doratura
La doratura a foglia — vera o imitazione — vuole una base perfettamente liscia. La tradizione usa il gesso di Bologna legato a colla, steso in più mani sottili e levigato fra una mano e l'altra; oggi esistono fondi acrilici per doratura che semplificano il lavoro. Sopra il fondo va il bolo (rosso o giallo) o la missione per foglia, poi la foglia, poi una protezione. È la lavorazione più lunga di questa guida, e quella in cui la carteggiatura iniziale fa la differenza: ogni difetto del legno riappare sotto l'oro.
Dopo la finitura: completare la cornice
Una volta asciutta, la cornice grezza si completa come qualunque altra: nella battuta entrano il vetro (o il crilex), l'eventuale passepartout, l'opera e il fondo, fermati con punte o linguette; dietro, l'attaccaglia adatta al peso. Se preferisci riceverla già completa, lo stesso profilo grezzo si ordina con vetro e fondo dal configuratore, nella misura che ti serve.
Prima di montare il vetro assicurati che la finitura sia completamente asciutta: cere e oli rilasciano per giorni, e una cornice chiusa troppo presto appanna il vetro dall'interno.
Formato fisso o misura esatta?
Le cornici grezze fai-da-te esistono in sette formati già pronti: 13×18, 20×30, 21×30 (A4), 30×40, 30×42 (A3), 40×50 e 50×70 cm. Il formato indica la misura interna, cioè la luce del battente in cui andranno vetro, opera e fondo; la misura esterna è più grande della larghezza del profilo per lato, ed è scritta nella scheda.
Il formato fisso conviene quando:
- l'opera è in un formato standard, o la fai stampare tu e puoi sceglierlo;
- vuoi più cornici uguali, per una parete o per un regalo;
- vuoi provare una tecnica su un formato pronto, prima di passare a una misura tua.
La cornice su misura conviene quando l'opera ha una misura sua — una tela, un disegno, una stampa antica — o quando vuoi lo stesso profilo grezzo già completo di vetro, retro e attaccaglie. Nel configuratore scegli il profilo, imposti base e altezza al millimetro e decidi cosa mettere davanti e dietro: con «Nessuno» su fronte e retro ottieni la sola cornice, come nel formato fisso, ma nella tua misura.
In sintesi
- Prepara: carteggia a grana fine nel senso della venatura, togli la polvere, bagna e ricarteggia se userai una tinta all'acqua.
- Scegli la famiglia di finitura: tinta (venatura in vista), olio o cera (legno naturale), smalto (colore pieno), tecniche decorative (shabby, decapé, doratura).
- Prova sul retro ogni prodotto prima di stenderlo davanti.
- Proteggi: dopo una tinta serve sempre uno strato trasparente.
- Aspetta che tutto sia asciutto prima di montare vetro, opera e fondo.
Il legno grezzo perdona molto e insegna in fretta: la seconda cornice viene sempre meglio della prima.
Le cornici grezze fai-da-te sono tagliate e assemblate nel nostro laboratorio di Soliera, in provincia di Modena, nei sette formati indicati; lo stesso profilo grezzo è disponibile su misura nel Configuratore Cornici su Misura, come sola cornice o già completa di vetro e fondo.